L’esempio di una comunità informale di perugini. Un  appello a Boccali

DALLA FORMAZIONE UMANA I LEGAMI INSCINDIBILI CON PERUGIA

 

Il nuovo Sindaco di Perugia Vladimiro Boccali, giovane quarantenne, ha preso l’impegno di potenziare l’identità di Perugia. E’ un concetto abbastanza vago, che dovrà essere riempito di contenuti nei prossimi mesi. Il Presidente di Italia nostra (sezione locale) Urbano Barelli ha nuovamente posto l’accento sugli aspetti del profilo urbano e dell’importanza dei monumenti storici. Su questo non si discute, ma occorre stare attenti al fatto che la conservazione non significhi contrarietà preconcetta verso il nuovo. So bene che questo non è il caso di Barelli, per lo meno quando non s’impelaga in questioni di tecnica ragionieristica, come gli è successo quando ha criticato le operazioni finanziarie che hanno reso possibile o creato i presupposti per attuare i grandi progetti perugini del Minimetro, del palazzo Grossi, della ristrutturazione di Monteluce e, caso più discutibile, del nuovo Ospedale ubicato a S. Andrea delle Fratte.

L’identità non è un fatto statico, si rinnova nel tempo, magari conservando suggestioni di altre epoche. Questo è  il caso, ad esempio, di Eurochocolate, che prova a rinverdire il concetto di “Perugia città del cioccolato”. Da un piccolo gruppo di appassionati di jazz è nato uno degli eventi più apprezzati nel mondo, “Umbria Jazz”, con il quale Perugia è andata a collocarsi fra le dodici principali città musicali del mondo. (come recita una collana sponsorizzata da Heinechem).

In genere si porta molta attenzione sugli aspetti materiali, mentre si può accantonare o collocare in un cantuccio quelli immateriali, che non sono immediatamente percepiti.

In questa nobilissima città, una delle principali identità da salvare e da potenziare è costituita dalle attività di formazione e di promozione umana. Il pensiero corre alle tre Università (Ateneo, Università per stranieri, Conservatorio di musica Morlacchi), frequentate da residenti e da quelli che un tempo erano chiamati “fuori sede”. I laureati e i diplomati si diffondono nello spazio nazionale, europeo, delle Americhe, dell’Asia, dell’Africa e dell’Oceania, portando nei diversi territori un contributo di professionalità e soprattutto l’umanità che le università perugine hanno infuso nel passato, con qualche caduta recente. Parlano di Perugia, che così si afferma nel mondo.

Sono egualmente importanti i Collegi destinati agli studenti di scuola media e universitaria. Perugia ne era molto ricca appena cinquant’anni fa.  Ora ne sono rimasti pochi: quelli universitari destinati prevalentemente a un’ospitalità di tipo alberghiero, e due collegi dell’ONAOSI, quello femminile che si estende da via della Cupa fino a Via delle Streghe (a cinquanta metri dal Teatro Pavone) e quello maschile (parte dall’Elce e costeggia l’intera via San Galigano).

L’approccio ai collegi universitari meriterebbe un discorso di tipo particolare. Posso sbagliarmi, ma il giovane sindaco di Perugia, prendendo ad esempio i due collegi dell’Onaosi, potrebbe trovare una chiave di volta per ripristinare il rapporto tra studenti universitari (in gran parte fuori sede) e la città, fortissimo fino agli anni ’70, ora molto labile, se non inesistente.  Il Professor Diamanti, se non sbaglio, parla di una città inesistente, di una "non città", che corrode l’identità tradizionale.

I Collegi dell’Onaosi (ormai College, perché danno spazio alla libertà e alla responsabilità personale) sono un caso a parte. Qui la formazione umana, accanto a quella professionale, è un dato fin troppo acquisito. Il legame con Perugia si consolida attraverso anni di permanente contatto con i colleghi della città (nelle scuole, nello sport, in tutte le attività culturali e del tempo libero). C’è però un fenomeno più profondo, perché all’interno dei Collegi è creata, per progressivi innesti, una comunità che non esito a definire perugina a tutti gli effetti, perché gli allievi si considerano cittadini di questa città e tali si ritengono anche quando lasciano i college.

Salvo alcuni che sono qui restati, spesso affermandosi nelle loro attività, gli ex dell’Onaosi non sono iscritti nelle liste elettorali, però votano con il cuore e con la mente, partecipando alle vicissitudini più importanti della città. Come vedremo, c’è materia per il giovane Sindaco Boccali.

Tratto quest’argomento spinto da una circostanza felice.

Tre settimane fa mi ha telefonato un ex che vive a Napoli, di nome Alberto Barbati. Senti - mi dice- vorrei vedermi con te e con un’altra decina di persone, perché incombono fatti abbastanza importanti, che riguardano l’Onaosi e la città di Perugia. Invito uomini e donne tra chi ha frequentato Collegi negli anni ’50 e ’60. Dalla riunione potranno nascere altri incontri destinati a un altro target più ampio. Ci vediamo il 19 e 20 settembre.

Aderisco e comincio a interrogarmi sui motivi dell’incontro. E’ sicuramente un fatto sentimentale, perché ci si rivede dopo anni di lontananza. Però, Barbati sembrava far riferimento ad altro.

Mi reco all’appuntamento, dapprima alla Sapienza, ai nostri tempi Collegio maschile, ora pullulante di giovani donne che frequentano soprattutto l’università. Convergiamo in una ventina di persone e le giovani ci guardano come pezzi di antiquariato, ma con rispetto. Rotto il ghiaccio, ci chiedono se le aiuteremo, per sottrarre i college al pericolo di depotenziamento e di chiusura. Ci chiedono se ci batteremo, come in precedenza, quando, muovendo mari e monti, riuscimmo a impedire che fosse chiuso l’Onaosi al quale era stato attribuito l’ingiusto appellativo di ente inutile (1976-1990). Dopo queste domande delle nostre giovani, comincio a capire il motivo per cui Brambati ci ha convocato. Ne parleremo a lungo domenica mattina. Nel frattempo, registro una grande e piacevole sorpresa. A cena non siamo soltanto venti ma 190, dei quali centoventi ex allievi dei college, venuti da tutta l’Italia a seguito di una passa parola informale. Conosciamo anche il nuovo Presidente della Caduceo, l’associazione degli ex e delle loro madri fondata nel 1965.  E’ la dott. Marina Onorato, una medica donna, giovane e piena d’entusiasmo.

Gigi Goglio, di Milano, ed io siamo gli unici presenti tra i fondatori della Caduceo.

L’indomani, dopo la Messa celebrata dal Parroco di Monteluce don Luciano Tinarelli (a suo tempo assistente spirituale dei college), un giovane prete di 82 anni, ci si ritrova nel teatro di viale Antinori. Sarà proprio Goglio, dopo Barbati, Onorato e Fedora Rossi, a precisare lo scopo dell’incontro.

Un tempo Associazione Caduceo e amministratori dell’Onaosi hanno collaborato, oggi sembrano darsi del Lei. Senza volersi impicciare più di tanto nelle attività del Presidente e del Consiglio, l’Associazione non si può disinteressare delle sorti ultime dei Collegi, cioè della comunità perugina formatasi e mantenutasi nell’arco degli anni.

Oggi preoccupano alcune scelte degli amministratori che hanno determinato una certa diminuzione delle entrate. Però gli ex collegiali convenuti a Perugia, si oppongono al fatto che le difficoltà finanziarie determino un atteggiamento di freddezza verso i college, fino a determinare una possibile chiusura e scomparsa.  Si sente dire, infatti, che sarà preferita l’assistenza domiciliare, con un assegno spedito a casa. Scelta poco comprensibile, se si ha a cuore l’attività di promozione umana, che si rende più forte in un ambiente comunitario. Per ottenere un buon risultato occorre che Associazione e Presidenza tornino a darsi del tu, così ha finito Goglio, raccogliendo il plauso di tutti i partecipanti al meeting.

Riprendendo il discorso iniziale sull’identità di Perugia, ho cercato di spiegare come questa è una comunità informale di perugini che si mantiene tale nel tempo, attraversando momenti difficili o felici, e che è pronta a correre a Perugia dopo una convocazione informale. E’ un esempio sul quale potrebbero modellarsi le politiche d’integrazione cittadina degli studenti universitari fuori sede, evitando che Perugia possa essere descritta nei modi peggiori, com’è accaduto quando fu uccisa la povera Meredith. Salvare questo modello spetta innanzitutto a noi, ma vorremmo che l’istituzione pubblica locale questa volta non remasse contro, anche solo con peccati di omissione, come accadde nella precedente battaglia per la sopravvivenza dell’Onaosi.  In prima linea vorremmo che ci fosse il giovane quarantenne Sindaco Boccali.

 

Firmato: Mario Roych

Articolo scritto per il settimanale UMBRIA SETTEGIORNI  il 23 settembre 2009